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Fontane & Tabernacoli - 24 agosto 2016

mercoledì 24 agosto 2016 -  ‪#‎CampagnediSalvaguardia‬

Una delle strutture più imponenti della valle dell'Egola a pochi minuti dal centro abitato di San Miniato; forse anche per questo risulta più documentata di molte altre...

Studiarne l'impianto non sarà semplice data l'importanza delle strutture di cui è composta. Testimonia la maestria delle generazioni passate nella captazione, conservazione e distribuzione delle poche acque sorgive in territorio collinare. Una prima pulizia è essenziale per capirne meglio lo stato di conservazione e per poterne effettuare un rilievo completo, operazione preliminare utile per qualsiasi altra iniziativa.

da: GIUSEPPE DE BENEDITTIS, Opere d'Acqua: alla scoperta di piccole grandi opere..., Felici editore

"... Dal livello della strada, una rampa in pietra permette l’accesso verso il primo livello, dove è situato il lavatoio costituito da quattro vasche. Da qui, alcuni gradini in mattoni immettono al secondo livello dove è posizionata la cisterna, segnalata da un’apposita struttura loggiata coperta con volta a botte.

Planimetria della Fonte di Bucciano

Sotto la loggia vi è lo sportello metallico comunicante con la cisterna vera e propria, internamente intonacata e coperta con una volta a botte. Poco distante si trova una cannella e un elemento metallico, una sorta di perno dove agganciare i recipienti da riempire con l’acqua. A differenza delle fonti intorno alla città di San Miniato, l’acqua deve essere molto meno dura, ovvero contenente meno sali, in particolare bicarbonato di calcio: non si registrano, infatti, i consistenti depositi calcarei che caratterizzano  Fonti alle Fate,  Fonti di Pancole  o  Fontidi San Carlo.
L’acqua arriva alla cisterna proveniente da un piccolo condotto che sbuca sulla parete destra della vasca. Da qui, a cascata, un tempo l’acqua andava a riempire i lavatoi e, successivamente, l’abbeveratoio che doveva essere lungo la strada, ma di cui oggi non ne rimane traccia.

Fonte di Bucciano
Non sappiamo a quale epoca risalga lo sfruttamento di questa sorgente. Il primo documento che attesta la presenza di una fonte è la Carta del Popolo di San Regolo a Bucciano della fine del ‘500 (1). In questo elaborato grafico, redatto dai Capitani di Parte Guelfa, è segnato un edificio in adiacenza a quella che ha tutta l’aria di essere una vasca. Al di sopra troviamo la dicitura “Fonte di Buciano”, che sembra appartenere a quello che verrà chiamato “Podere Acquabuona”. La struttura appare presente, nella collocazione attuale, nelle carte del Catasto del Granducato di Toscana (“Catasto Leopoldino”), e nelle vicinanze troviamo per la prima volta il già citato caseggiato denominato “Podere Acquabuona”. Il toponimo non è sicuramente casuale e su quel versante collinare dovevano esservi numerose “vene” d’acqua che potevano essere facilmente sfruttabili.

Pianta del Popolo di San Regolo a Bucciano, anni 1580-1595
Carte dei Capitani di Parte Guelfa, c. 692
Rielaborazione schematica

Sicuramente una struttura pubblica di raccolta atta a garantire l’approvvigionamento idrico per la popolazione di Bucciano e dintorni doveva essere presente al 1831, quando gli abitanti chiesero interventi da parte dell’amministrazione comunale per restaurare la fonte e aumentarne la portata, anche se lavori più consistenti furono eseguiti nel 1860, quando realizzati i “loggi nel condotto per circa tre metri” (2). I problemi di approvvigionamento non furono affatto risolti, perché al problema relativo alla portata si affiancò il problema igienico: nel 1865 furono richiesti nuovi interventi per il risanamento della fonte, la cui acqua aveva propagato diverse malattie fra gli abitanti (3).

I lavori di risanamento e di sostituzione delle condotte furono eseguiti dalla vicina fattoria di Sassolo (4) e portarono la portata la da 12 a 45 barili al giorno (5). Vista la spesa sostenuta, la Fattoria di Sassolo chiese un indennizzo all’amministrazione comunale; successivamente chiese ed ottenne, nel 1867, di poter usufruire dell’acqua della fonte di poter a condizione che l’acqua venisse sempre aperta al pubblico e nel caso di necessità di prolungamento delle condutture, di acconsentire alla servitù di passaggio nelle proprietà della Fattoria (6). Fu anche nominato un custode, Gaetano Parenti di Bucciano, col compito sorvegliare la struttura ed eseguire le opere di manutenzione che di volta in volta si sarebbero rese necessarie (7). Tuttavia nel 1892 la fonte era di nuovo in una condizione di degrado (8), tuttavia la non potabilità della fonte fu accertata solo nel 1898 a seguito della segnalazione da parte della popolazione (9). L’amministrazione comunale intervenne massicciamente e così fu demolito il lavatoio più piccolo, fu sistemata la pavimentazione circostante, l’ingresso fu chiuso e coperto, e furono restaurati l’abbeveratoio e i lavatoi più grandi tuttora esistenti (10).

Ulteriori proteste da parte della popolazione e conseguenti restauri da parte dell’amministrazione comunale continuarono anche negli anni 1906 (11), 1910 (12), 1912 (13) e 1914 (14). La situazione deve essere continuata in questo modo ancora per diversi anni. Il problema dell’approvvigionamento idrico a Bucciano, nonostante vi fossero anche altri pozzi o gozzi privati (uno di proprietà della chiesa, uno di Carlo Taddei e un altro della famiglia Bertolli (15)), fu risolto soltanto nel secondo dopoguerra, con l’avvento dell’acquedotto pubblico e il consistente calo della popolazione, migrata verso i centri industriali.

Note bibliografiche

(1) Archivio di Stato di Firenze, Carte dei Capitani di Parte Guelfa, c. 692.
(2) Archivio Storico del Comune di San Miniato (ASCSM), 3097, Delibera n. 164 del 12 novembre 1864, in Fiordispina Delio, Parentini Manuela, “Pozzi, fonti, cisterne e acquedotti”, FM Edizioni, San Miniato, 2010, pag. 64.
(3) ASCSM, F200 S040 UF03, in Fiordispina-Parentini,  Op. Cit., pag. 64.
(4) ASCSM, F200 S040 UF03, Delibera del Consiglio Comunale n. 300 del 12 novembre 1864, in Fiordispina-Parentini,  Op. Cit., pag. 64.
(5) ASCSM, F200 S040 UF03, Rapporto dell’Ing. Carlo Bachi, 19 agosto 1865, in Fiordispina-Parentini,  Op. Cit., pag. 64.
(6) ASCSM, F200 S040 UF03, Delibera n. 50 del 12 agosto 1867 e Delibera n. 68 del 26 ottobre 1867, in Fiordispina-Parentini,  Op. Cit., pag. 64.
(7) ASCSM, F200 S020 UF001, Delibera della Giunta Comunale n. 94 del 10 luglio 1867, in Fiordispina-Parentini,  Op. Cit., pag. 65.
(8) ASCSM, F200 S040 UF28, Relazione dell’ingegnere del 31 marzo 1892, in Fiordispina-Parentini,Op. Cit., pag. 65.
(9) ASCSM, F200 S132 UF19, “Affari sfogati dal n. 51 al n. 100”, “Perizia n. 76 del 7 gennaio 1898”, in Fiordispina-Parentini,  Op. Cit., pag. 65.
(10) ASCSM, F200 S020 UF012, Delibera Giunta Comunale n. 122 del 27 agosto 1898, in Fiordispina-Parentini,  Op. Cit., pag. 65.
(11) ASCSM, F200 S132 UF21, “Affari sfogati dal n. 501 al n. 600”, “Rapporto n. 839 del 9 ottobre 1906, e Delibera della Giunta Comunale 13 ottobre 1906, in Fiordispina-Parentini,  Op. Cit., pag. 65.
(12) ASCSM, F200 S132 UF22, “Atti sfogati dal n. 1101 al n. 1200”, Nota informativa n. 1171 del 23 giugno 1910, in Fiordispina-Parentini,  Op. Cit., pag. 65.
(13) ASCSM, F200 S020 UF020, Delibera della Giunta Comunale n. 684 dell’11 settembre 1912, in Fiordispina-Parentini,  Op. Cit., pag. 65.
(14) ASCSM, F200 S132 UF22, Delibere della Giunta Comunale n. 74 del 12 settembre 1914, n. 140 del 6 ottobre 1914 e n. 154 del 10 ottobre 1914, in Fiordispina-Parentini,  Op. Cit., pag. 65.
(15)  Ibidem.

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